|
L'Ottocento. Alfredo d'Andrade e la riscoperta
di Fénis:
da casa colonica a Monumento nazionale
L'acquisto del castello da parte dello Stato italiano
da un lato può considerarsi il primo atto dell'ultima fase
della vita dell'edificio; da un altro lato, però, era già
l'atto conclusivo di una lunga riscoperta.
Nell'agosto del 1865, finalmente, a Fénis,
arrivava per la prima volta Alfredo d'Andrade, giovane aspirante
pittore portoghese da poco stabilitosi in Piemonte.
Il ruolo di d'Andrade fu, notoriamente, fondamentale
nella riscoperta e soprattutto nel salvataggio del castello.
Il viaggio del 1865 fu, di fatto, una prima presa
di contatto. Per lungo tempo dovette restare isolata, ma il castello
doveva aver fortemente impressionato il giovane.
Dal 1882 inizia la seconda fase che vede Fénis
al centro dell'attenzione in quanto elemento qualificante di quello
che sarebbe stato il progetto del "castello medievale"
da costruirsi per l'esposizione di Torino del 1884.
Fénis al futuro "castello medievale"
doveva dare soprattutto il cortile, ma data la particolare conformazione
del progetto ciò significava anche condizionare la forma
complessiva di tutto l'edificio che attorno al cortile si avvolgeva
ad anello.
Entrando da est nel borgo si era subito accolti da
una croce, copia esatta della bella croce di Ramoliva, che a Fénis
segna l'attacco dell'ultimo tratto di mulattiera che sale da ovest
al castello. Il San Giorgio dipinto sulla bandella che fungeva da
insegna all'osteria del Borgo era il Sant'Orso del cortile del castello
e così sempre dal castello arrivano un santo guerriero affrescato
sulla torre dell'ingresso esterno, le terminazioni a stemma di alcune
inferriate di finestre, profili e decorazioni di travature.
Anche dopo l'inaugurazione dell'esposizione l'interesse
di d'Andrade per Fénis non scemava. Dal 1884 all'88 sono
documentate sue visite annuali, da ognuna delle quali d'Andrade
rientrava col suo bel gruzzolo di disegni, rilievi, schizzi.
È verosimile che proprio nel corso di questi
viaggi maturasse l'idea dell'acquisizione del castello che entrava
in fase operativa due anni dopo.
È lo stesso d'Andrade a riferire al 1890 le
prime trattative con i Rosset per l'acquisto dell'edificio. Dopo
alterne vicende queste si concludevano nel 1895 e, come previsto
dal contratto, lasciati passare due anni necessari al trasferimento
della casa colonica alloggiata nell'edificio, d'Andrade ne prendeva
ufficialmente possesso a nome dello Stato, nella sua veste di Direttore
dell'Ufficio per la conservazione dei monumenti, il 3 settembre
1897.
Con la collaborazione di De Marchis, che si insediava
nel castello come custode factotum, d'Andrade cominciava a impostare
il recupero fisico e statico dell'edificio, che si sarebbe protratto
per decenni.
|