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Émile Lexert e la formazione della prima
banda partigiana
Ad Émile Lexert, Svizzero (nato a Vevey il
14 aprile 1911) di origine valdostana da parte di madre (Joséphine
Amérique Lexert di Fénis), si deve la costituzione
di una delle prime bande partigiane. Il gruppo, forte dell'appoggio
di Émile Chanoux e di Lino Binel, opera in stretto collegamento
con il Comitato militare di Aosta, cui appartiene lo stesso Lexert.
Nel 1941 Lexert, insieme ad altri, entra a fare parte della "Jeune
Vallée d'Aoste", organizzazione clandestina antifascista
a carattere regionalista valdostano, di cui erano esponenti di spicco
l'ingegner Binel, Antonio Caveri, Émile Chanoux e il canonico
Bréan.
L'8 settembre 1943, giorno dell'armistizio, Peppelin, Lexert, Binel,
Fontan, Chabloz, Vicari ed alcuni altri dipendenti della "Cogne"
si riuniscono e decidono di organizzare subito una base. L'incontro
successivo viene organizzato da Lexert nel suo paese di origine,
Fénis; pochi giorni dopo, Lexert si incontra con Claudio
Manganoni, in accordo con il quale decide di instaurare la sede
della prima banda armata in Val Clavalité e la frazione Cerise,
vicino a Fénis, viene scelta come quartiere generale.
Fénis diventa subito il primo quartiere generale dei partigiani
autonomes. Il neonato gruppo
viene organizzato da Lexert ("Milò") sulla base
dell'autodisciplina e del senso del dovere di ogni singolo.
Il 13 ottobre 1943 il Governo Badoglio dichiara guerra alla Germania.
Il Comitato Militare di Aosta, nel tentativo di coordinare l'attività
dei vari gruppi partigiani, invia Émile Chanoux (non solo
punto di riferimento della lotta antifascista ma anche responsabile
della distribuzione dei fondi elargiti dal C.L.N. di Torino) a prendere
contatti con la banda di Fénis.
La Valle di Fénis, come quella del Lys, la Val d'Ayas, la
Valtournenche, la Valpelline, la Valle di Champorcher, la Valle
di Cogne, la Valsavarenche, la Valle di Rhêmes e la Valgrisenche,
disposte trasversalmente rispetto alla vallata centrale e alla via
principale che la percorre, costituiscono, se controllate dai partigiani,
una forte minaccia per gli spostamenti delle truppe tedesche. L'area
di Fénis, inoltre, occupa una posizione strategica ancor
più di rilievo, non solo per la sua vicinanza al capoluogo
di Aosta, ma soprattutto per la prossimità ad importanti
impianti elettrici.
Verso i primi di dicembre, il regime chiama alle armi i giovani
nati tra il 1923 e il 1925, assicurando decise e severe sanzioni
per i disertori; il provvedimento, tuttavia, non ottiene i risultati
sperati dato che si presentano al richiamo alle armi poco più
di 300 persone in tutta la Valle: nuove reclute tentano, invece,
di salire in montagna e di ricevere protezione presso le bande.
Difficile in questi primi periodi soprattutto reperire i rifornimenti
ed un efficiente armamento, ma la banda "Lexert" reagisce
abbastanza bene. La popolazione di Fénis, d'altra parte,
manifesta il proprio sostegno sempre generosamente facilitando il
compito di reperire prodotti alimentari ai partigiani.
Il trasferimento a La Suelvaz
e le prime azioni di sabotaggio
Verso l'inizio del gennaio del 1944, la banda si
sposta da Arbussayes (900 metri di altitudine), dove si era trasferita
poco prima poiché Cerise era troppo facilmente attaccabile,
a La Suelvaz (1200 metri di altitudine), percorrendo lo stretto
sentiero che parte dalla frazione Barche (un altro sentiero collegava
La Suelvaz a Chambave). La nuova posizione permette di dominare
il fondo valle con una visibilità di quasi 4 Km verso Aosta
ed altrettanto verso Chambave. Due sentinelle, posizionate una a
Chambave ed una a Fénis, hanno il compito di accendere un
falò ogni qual volta ritengano necessario segnalare alla
banda eventuali pericoli.
Verso la fine del mese, Celestino Perron, ("Tito"), lascia
la banda di Lexert e si reca a La Magdeleine, dove fonda una sua
banda indipendente, la "Marmore", volta alla difesa della
Valtournenche, sua valle di origine. Questa defezione sorprende
il gruppo, che la percepisce come una sorta di tradimento, soprattutto
dopo aver appurato che diverse armi erano state loro sottratte da
Perron, che le aveva portate via con sé. Le armi vengono
in seguito parzialmente recuperate, ma i rapporti tra le due bande
si fanno piuttosto tesi.
Tra febbraio e i primi di marzo 1944 Silvio Gracchini ("Silvio")
lascerà la banda di Lexert e, dopo essersi incontrato con
Chanoux, che gli promette un sovvenzionamento, fonderà il
"13° Gruppo Chanoux" a Trois Villes nella bassa valle
di Saint-Barthélemy; mentre Giulio Bertoncino, reduce dagli
arresti, se ne andrà a fondare un altro centro di resistenza,
il gruppo "Edelweiss", sempre nella valle di Fénis,
tra Fénis e Seissogne, in diretto contatto con il gruppo
"Lexert", con cui lavorerà in stretta collaborazione
pur mantenendo le proprie sedi staccate.
La banda "Lexert" non risente particolarmente di queste
defezioni, riuscendo a mettere in pratica un programma di sabotaggi
(alla ferrovia, alle linee telefoniche ed elettriche ed alla statale)
sempre più impegnativo.
Il 27 febbraio, il diario della banda di Lexert registra
la prima azione di sabotaggio, che fa saltare nei pressi di Châtillon
un cavalletto della linea elettrica da 270.000 volt, proveniente
dalle centrali della Valtournenche, di Covalou e di Maen, e condotta
alle fabbriche della pianura piemontese.
Il 4 marzo, Fénis è in subbuglio dopo l'annuncio e
la minaccia da parte del maresciallo di Nus di attuare un rastrellamento
di tutti i giovani nati dal 1912 al 1925 e di incendiare numerose
case.
L'atmosfera a Fénis, successivamente, migliora.
L'aumento numerico dei partigiani e dei sabotaggi
Intanto nuovi sabotaggi alle condotte di energia
elettrica prodotta in Valtournenche, segnano simbolicamente l'inizio
di una nuova fase della Resistenza valdostana, che comincia a reagire
più concretamente, nuove file di partigiani si presentano
alle bande per entrare a farne parte. La banda di Lexert attira
i giovani a prenderne parte probabilmente per la sua caratterizzazione
politica, antifascista ed autonomista, mai separatista, e per la
sua organizzazione antimilitarista, fondata, come già accennato,
sui principi dell'autodisciplina: a fine aprile la banda di Lexert
conta 22 uomini.
Il 18 aprile il Duce emana un nuovo bando, in cui assicura di non
punire tutti i partigiani che si presenteranno spontaneamente entro
il 25 maggio, e in cui, invece, ribadisce la pena di morte per tutti
coloro che saranno scoperti ad aiutare una banda o a farne parte.
L'annuncio, che viene pubblicizzato abbondantemente in tutta la
valle, al posto di attirare i giovani al regime, li intimorisce
ancora di più, facendo sì che molti, che ancora non
lo avevano fatto, si avvicinino alle bande ed entrino a farne parte,
pur di evitare il servizio di leva.
Tra marzo e aprile Lexert, malgrado l'attentissima vigilanza sulle
centrali elettriche da parte dei tedeschi allarmati dai numerosi
tentativi di sabotaggio realizzati dalle varie bande, prepara il
piano per interrompere la collettrice della Cogne, azione per la
cui realizzazione si era recato a Fénis lo stesso ingegner
Elter, direttore delle miniere di Cogne, ma che non verrà
mai compiuta.
Il 23 aprile, infatti, Émile Lexert, che si era recato nei
pressi di Châtillon per fare un sopralluogo alla condotta
forzata della centrale elettrica di Covalou, in previsione del futuro
sabotaggio, viene riconosciuto da una pattuglia fascista, che dopo
avergli intimato l'alt, lo accerchia e, mentre egli cerca di fuggire
nei campi, lo uccide: Lexert muore a soli 32 anni.
Malgrado la mancanza di una guida così carismatica, la banda
rimane unita, decide di assumere il nome di "Banda Lexert"
in ricordo del suo fondatore e concordemente di affidare il comando
al partigiano Giovanni Minuzzo ("Giovanni").
Il 9 maggio, intanto, una squadra del gruppo "Lexert"
interrompe per diverse ore la linea ferroviaria, con con un'esplosione
nei pressi di Nus, ed, il 28 maggio 1944, riesce ad eludere insieme
alla "Edelweiss" il primo rastrellamento effettuato dalle
pattuglie repubblichine nella zona di Perloz: i tedeschi bruciano
alcune case a Fénis e a Clavalité. Incursioni come
queste, si verificano e si verificheranno durante tutto questo periodo,
non solo intimorendo la popolazione con rappresaglie e minacce,
ma anche con violenze ai civili, tra i quali diversi anziani, accusati
di favoreggiamento ed aiuti alla causa partigiana.
Il 15 luglio 1944, una pattuglia della "Lexert", impegnata
nell'attacco ad un convoglio ferroviario della linea Torino -Aosta,
viene scoperta da un gruppo di tedeschi ed è costretta, dopo
un conflitto a fuoco, a ripiegare sulle basi di partenza. I tedeschi
rastrellano tutto il giorno la zona ed il 17 luglio si recano a
Fénis, bruciano e saccheggiano 4 case del paese di Arlier,
senza, tuttavia, spingersi in Val Clavalité.
Il 17 agosto 1944, in seguito al prelevamento da parte di alcuni
partigiani del commissario prefettizio di Nus e di due impiegati
comunali, i Tedeschi minacciano la popolazione di Nus di vendicarne
il rapimento con l'uccisione di dieci civili e l'incendio di 15
case, a meno che non vengano immediatamente restituiti gli ostaggi.
Ordina, inoltre, il coprifuoco, per i primi tre giorni, dalle 18
di pomeriggio fino alle 7 del mattino, in seguito 24 ore su 24.
Il 18 agosto, poi, esasperate dal deragliamento provocato dalla
"Banda Lexert" nei pressi di Châtillon il giorno
precedente, le squadre nazifasciste danno sfogo alle proprie ire
saccheggiando e bruciando tutte le case del villaggio di Chez-Sapin:
vengono completamente distrutte 8 case e ne vengono parzialmente
danneggiate 13.
Il contrattacco tedesco
Alla fine di settembre, l'attività di sabotaggio
- che poteva dare notevoli risultati specie attraverso le notevoli
interruzioni stradali e ferroviarie - era totalmente cessata e la
stessa penuria di munizioni impediva quasi completamente le operazioni
di attacco a posti isolati ed in genere le azioni di disturbo quanto
mai opportune in quel momento. I Tedeschi, inoltre, arrivano numerosi
in Valle, percorrendo i valichi alpini che la collegano alla Francia,
ed aumentano consistentemente la loro presenza numerica, che in
tutta la regione risulta quasi quintuplicata rispetto al passato.
Queste difficoltà si risentono ovviamente anche a Cerise
ed a Fénis, come nel resto delle postazioni partigiane della
Valle, per le quali inizia un periodo di parziale inerzia, mentre
la sorveglianza tedesca diventa sempre più accurata.
A Cerise sono ora presenti circa una novantina di uomini; Louis
Ducourtil ne assume il comando, coadiuvato da Giovanni.
Le azioni di rastrellamento sono in continuo aumento sia di numero
sia in violenza: i tedeschi bruciano numerose case e compiono spietate
rappresaglie contro la popolazione, uccidendo diversi ostaggi.
Mentre quasi tutte le bande valdostane sono, quindi, costrette ad
abbandonare le proprie posizioni, nella valle di Fénis la
"Edelweiss" e la "Lexert" riescono ad eludere
il nemico e ad evitare lo scontro.
Mussolini, intanto, promette l'amnistia a coloro che si consegneranno
spontaneamente, mentre riconferma la fucilazione per chi resterà
in armi.
Data la difficilissima situazione, le due bande di Fénis
decidono concordi di diminuire i propri effettivi, convincendo tutti
coloro che hanno la possibilità di venire nascosti dalle
proprie famiglie o da conoscenti di allontanarsi momentaneamente
dalle bande, per ricongiungervisi non appena i tempi risulteranno
migliori. Grazie, ancora una volta, all'aiuto della popolazione
locale, con la quale riescono ad avere ancora estemporanei rapporti,
e grazie a dei depositi di viveri (come patate e castagne) nascosti
in Val Clavalité nei mesi precedenti, le due bande riescono
a superare anche questa difficilissima e dolorosa prova.
Il 3 febbraio la "Banda Edelweiss", accampata
a Seissogne, subisce, verso le 4 del mattino, un ennesimo durissimo
rastrellamento, durante il quale i tedeschi, che precedentemente
avevano anche saccheggiato alcune case della frazione di Navaillod,
riescono a ferire e portare via con loro due uomini. Due giorni
dopo, il gruppo viene nuovamente colpito da un attacco tedesco nei
pressi di Perron, dove cade, a soli 18 anni, Luigi Vigon ("Colombo").
La zona è diventata troppo calda e pericolosa e la banda
si vede costretta a cercare riparo altrove: Delfino Viérin
("Tarzan"), che detiene il comando, pensa sia meglio abbandonare
momentaneamente la zona di Fénis e Saint-Marcel e decide
di spostarsi con i suoi uomini in Francia, dove spera di ottenere
anche un rifornimento di armi.
L'attacco tedesco alla Morgnetta
Il 19 febbraio 1945, in risposta ad un'azione di
disturbo di una squadra della "Lexert", avvenuta nei pressi
di Saint-Vincent il giorno precedente, in cui avevano perso la vita
due tedeschi e ne erano stati feriti degli altri, inizia nel paese
di Fénis un ennesimo violento rastrellamento, in cui vengono
saccheggiate numerose case, nonché ucciso a raffiche di mitra
sul ciglio di casa un vecchio contadino, Maurizio Brunier. Durante
la notte del 20 febbraio le forze nemiche, divise in tre scaglioni,
vengono trasportate all'imbocco dei tre sentieri che conducono alla
Morgnetta e che salgono, come già accennato, da Clavalité,
Chambave e Fénis.
I partigiani presenti nella baita quella notte sono in tutto 21,
in quanto gli altri 11 sono stati inviati fuori sede a compiere
alcune missioni. Verso mattina arriva nei pressi della casa una
prima colonna tedesca, partita da Clavalité e composta da
circa 40 uomini tra tedeschi ed ucraini, cui seguiranno, con un
vistoso ritardo, perché ancora impegnati nella salita alla
casa di caccia attraverso i ripidi sentieri, gli altri due contingenti,
composti ciascuno da circa 80 uomini.
La mattina del 21 febbraio 1945, si apre una delle pagine più
drammatiche della resistenza valdostana: il gruppo "Lexert"
viene pesantemente attaccato dai reparti tedeschi, che hanno portato
con sé numerose armi.
Pochi giorni dopo (26 febbraio), i fascisti arrestano
a Fénis, in casa di un partigiano, presso il quale era da
tempo ospite, Ida Summa, moglie di Lexert, rimasta vedova, come
ricordato, circa un anno prima; la Signora Summa resterà
in carcere circa 50 giorni.
Gli ultimi scontri e la fine
della guerra
Verso i primi di marzo, la "Banda Edelweiss",
di recente rientrata dalla Francia, e la "Lexert", riunitesi
nei pressi di Verrès, decidono di unire le proprie forze
e di fondersi nella 183ª Brigata d'Assalto Garibaldi "Emilio
Lexert", schierandosi sul fronte di Fénis.
Il 18 marzo 1945, durante un'imboscata organizzata a Fénis
da una pattuglia tedesca, viene fucilato il partigiano Vittorio
Viérin ("Berlino") di 20 anni appartenente al gruppo
"Edelweiss".
Verso la fine di marzo, in seguito all'annuncio da
parte degli alleati di probabili aviolanci di materiale bellico
da effettuarsi nella zona di Champorcher, i partigiani della 183ª
vengono impiegati nella difesa dei colli in direzione Clavalité
ed Issogne.
Finalmente la fine della guerra si avvicina e gli ultimi episodi
di lotta armata lasciano spazio alla totale vittoria: il 12 aprile
1945, una squadra appostata a Fénis avvista una pattuglia
tedesca che riesce a mettere in fuga, dopo aver ferito alcuni nemici
in un breve conflitto a fuoco; il 28 aprile i partigiani entrano
vittoriosi in Aosta.
Terminata la guerra, occorre ricostituire l'ordine perduto. Il 13
maggio 1945, tutte le formazioni partigiane sfilano trionfanti per
le vie di Aosta; lo stesso giorno, viene provvisoriamente nominata
la giunta comunale dei Comuni di Nus e di Fénis; il 23 maggio
viene ufficialmente sciolto il Comando II Zona.
Quasi un anno dopo, il 17 febbraio 1946, i vari esponenti delle
correnti politiche della frazione di Fénis costituiscono
la giunta locale del C.L.N. (Comitato Liberazione Nazionale) .
Il Presidente del Consiglio della Valle promulga
in data 30 aprile 1946 il decreto n. 1395, con il quale viene ricostituita
la circoscrizione comunale di Fénis: il paese era stato aggregato
al comune di Nus l'undici ottobre 1928.
La popolazione dei comuni della bassa e media Valle d'Aosta si reca
alle urne il 17 novembre 1946.
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