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Il fun-uhèn: un patois particolare
Il patois di Fénis, come gli altri patois
valdostani, appartiene alla famiglia dei dialetti francoprovenzali
che, accanto alla lingua d'oïl (francese) e alla lingua d'oc
(occitano o provenzale), costituiscono le lingue gallo-romanze,
un insieme di lingue del ceppo latino.
Nell'ambito del territorio francoprovenzale, in particolare nella
regione valdostana, la varietà linguistica è dunque
un fenomeno abituale e spesso le differenze sono particolarmente
accentuate, come nel caso di Fénis.
Da sempre, gli abitanti di Fénis, quando non sono nel loro
comune o quando parlano con persone che non sono del luogo, cambiano
il loro patois e lo adattano a quello degli interlocutori. I Fun-uhèn
sono, infatti, consapevoli della peculiarità del loro idioma
e, sapendo che non è sempre accessibile a chi parla un patois
diverso, rinunciano ad alcuni particolari di questo loro dialetto
per facilitarne la comprensione.
Analizziamo dunque in modo più dettagliato
questo idioma, cercando di metterne in luce gli aspetti più
importanti e gli elementi distintivi.
1. FONETICA
Le caratteristiche fonetiche costituiscono l'aspetto
che meglio contraddistingue il patois di Fénis: questo ramo
della linguistica è dunque l'ambito in cui le particolarità
di questo idioma si differenziano maggiormente.
a) Il colpo di glottide
Il suono, riprodotto graficamente da una sorta di apostrofo, come
in 'oun'eu'e, corrisponde al colpo di glottide (il suono
viene articolato a livello della glottide) e non altro che l'evoluzione
della s etimologica.
Esempi del colpo di glottide in posizione iniziale:
| o 'olèi |
le soleil |
'oucté |
sauter |
| 'éilla |
ici |
la 'abbla |
le sable |
In altri casi, è situato in
posizione intervocalica, ossia tra due vocali:
| no'e |
noces |
lé'a-me icté |
laisse-moi tranquille |
| grou'a |
grosse |
pa'adzo |
passage |
Infine, può trovarsi dopo una
consonante:
| foun'éille |
faucille |
pan'e |
ventre |
| lin'ouc |
linceul |
dzèn'an-a |
gentiane |
b) La k "parassita"
Couic i iouc i pouc, volere è potere: la consonante
c che appare alla fine delle parole di questa frase viene definita
"parassita" poiché non segue nessuna regola etimologica,
ma si aggiunge indistintamente a tutte le parole che terminano con
alcune vocali. Inoltre, potendo essere pronunciata a discrezione
del locutore, non esistono regole fisse che possano stabilirne l'uso.
Esempi di come il patois di Fénis utilizza il fonema k in
posizione finale di parola:
| iplouc |
il pleut |
dzèn-ouc |
genou |
| viouc |
vieux |
i pouc |
il peut |
Se seguito da una consonante, il fonema
k può apparire anche al centro di una parola:
| soucsiye |
semelles |
victo |
vite |
| i plouc-ti ? |
pleut-il ? |
pouc'a |
poussière |
Solitamente, quando il fonema k è
seguito da una consonante dura, si sonorizza e viene pronunciato
come una g: pugdze puce lé-h-igle (ig-le) les îles
tsougdiye chaudière mougla (moug-la) meule
c) La -s- intervocalica
Un altro aspetto dell'idioma di Fénis riguarda il modo in
cui viene gestita la s intervocalica. Essa, infatti, si trasforma
in una consonante, una h aspirata, mentre nei paesi limitrofi diventa
una z (rouza, mèizón, le-z-atre, rose, maison, les
autres) :
| mîhón |
maison |
déhe pin |
sylvestre
|
| lé-h-étèile |
les étoiles |
cahe |
presque |
Tuttavia, il patois di Fénis non affronta
in maniera univoca questo particolare fenomeno linguistico. Una
parte degli abitanti del luogo, infatti, usano una r al posto dell'h:
| mirón |
maison |
mèreua |
mesure |
| vereun-a |
voisine |
brora |
braise |
d) L'alternanza tra l/r
La l e la r sono due lettere con un'articolazione fonetica molto
simile e spesso possono essere scambiate: il patois di Fénis
prevede, infatti, il passaggio dalla r alla l quando questo fonema
si trova in fine di parola o precede una consonante. Anche in questo
caso, tuttavia, non si tratta di un processo sistematico.
Esempi in cui la l sostituisce la r:
| gnîl |
noir |
beldzé |
berger |
| itol |
autour |
bolna |
trou |
e) La -r- intervocalica
La -r- intervocalica tende solitamente a scomparire. Questo aspetto
contraddistingue anche molti altri patois.
Esempi:
| pae |
père |
mae |
mère |
| pouo |
pauvre |
faeunna |
farine |
f) La -n- intervocalica
Anche la -n- intervocalica, come la -r-, tende a scomparire, producendo
però effetti piuttosto evidenti sul contorno vocalico. Il
fenomeno comporta, infatti, la nasalizzazione della vocale che precede
la -n-, nasalizzazione che può essere totale o parziale,
ossia più o meno intensa.
Gli esempi sono numerosi:
| avén-a |
avoine |
trén-ì |
traîneau |
| émeun-a |
hémine |
Fèn-ic |
Fénis |
g) "Lingua d'O" oppure "Lingua d'A"?
Per concludere, desidero far riferimento a un'osservazione di Cerlogne
che nella sua Petite grammaire du dialecte valdôtain (Piccola
grammatica del dialetto valdostano) affermava che "in Valle
abbiamo la lingua d'o e la lingua d'a", citando alcuni esempi:
pàla, pòla, pelle (pala); carrà, carrò,
carré (quadrato); dzi amà, dzi amò, j'ai aimé
(ho amato); sà, sò, sel (sale).
In base a queste considerazioni, il patois di Fénis dovrebbe
appartenere alla lingua d'o, come dimostrano i seguenti esempi:
| pó |
pas |
tsôt |
chaud |
| fó |
faux |
tsó |
chaux |
2. LESSICO
Nonostante le differenze che li contraddistinguono, i patois valdostani
presentano alcuni elementi che ci permettono lo stesso di ricondurli
a un'unica famiglia: il francoprovenzale. L'idioma di Fénis,
così come gli altri dialetti della nostra regione e i dialetti
parlati nell'ambito del territorio francoprovenzale, sono infatti
caratterizzati da alcuni aspetti lessicali che li contrappongono
alle lingue nazionali. Nel caso dei giorni della settimana, per
esempio, in patois abbiamo duleun, dumal, ecc. e sono riconducibili
a formulazioni del tipo DIES LUNÆ, DIES MARTIS, ecc. (ossia
il giorno della Luna, il giorno di Marte, ecc.). In italiano e in
francese, invece, fanno riferimento alla formulazione LUNÆ
DIES, MARTIS DIES, ecc. (ossia: it. lunedì, martedì,
ecc.; fr. lundi, mardi, ecc.). Per indicare la primavera, il patois
utilizza il termine éfoèi, dal latino FORAS che significa
fuori e indica appunto la stagione in cui le mucche venivano fatte
uscire dalle stalle o in cui, dopo il lungo inverno, rincominciavano
i lavori all'aria aperta.
Come in quasi tutti i patois della Valle d'Aosta, anche in quello
di Fénis sono rimasti alcuni termini molto antichi, presi
in prestito dalle lingue prelatine: alcuni sono di origine celtica,
come balmà (riparo naturale nella roccia), modze (giovenca)
e blètsì (mungere); altri, invece, come brènva
(larice) e bèrio (grande roccia o grossa pietra) sono probabilmente
preceltici.
3. MORFOSINTASSI
La morfologia e sopratutto la sintassi sono due campi della linguistica
che, nell'ambito dei patois valdostani, non sono ancora stati particolarmente
approfonditi.
Per quanto riguarda alcuni pronomi, il patois di Fénis presenta
una situazione simile a quella degli idiomi dell'alta Valle:
| |
ALTA VALLE |
FÉNIS |
BASSA VALLE |
| chacun |
tsaqueun |
tsaqueun |
ognèdùn |
| moi |
mè |
mè |
ió/dzo |
Tsaqueun, termine simile a quello francese, è riconducibile
al latino QUISQUE + UNUM, mentre ognèdùn, come il
piemontese ognidun, è riconducibile al latino OMNEM + AD
+ UNUM.
Il pronome personale soggetto della bassa Valle iò/dzo, derivato
dal latino EGO, è una forma arcaica che per il momento non
è ancora stata abbandonata come, invece, è accaduto
in altri luoghi dove si usa mè (dal latino ME, accusativo
di EGO). Nella lingua francese, questo fenomeno iniziò à
generalizzarsi nel XIV secolo.
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