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Lo Gnalèi - lo Sportello Linguistico

Lo Sportello Linguistico è un servizio offerto dall'Assessorato Istruzione e Cultura, finanziato dalla Legge nazionale n. 482/99 a tutela delle minoranze linguistiche storiche.

Che siate amministratori pubblici, insegnanti, liberi professionisti o appassionati di patois, lo Sportello vi offrirà un supporto linguistico qualificato e competente.

Lo Sportello linguistico: un servizio gratuito e a disposizione di tutti per agevolare le comunicazioni in lingua francoprovenzale tra i cittadini e le istituzioni.

L'ufficio svolge le seguenti attività:

  • supporto linguistico orale
  • correzione e traduzione testi
  • consulenza
  • glossario amministrativo
  • perfezionamento della grafia

Il fun-uhèn: un patois particolare

Il patois di Fénis, come gli altri patois valdostani, appartiene alla famiglia dei dialetti francoprovenzali che, accanto alla lingua d'oïl (francese) e alla lingua d'oc (occitano o provenzale), costituiscono le lingue gallo-romanze, un insieme di lingue del ceppo latino.
Nell'ambito del territorio francoprovenzale, in particolare nella regione valdostana, la varietà linguistica è dunque un fenomeno abituale e spesso le differenze sono particolarmente accentuate, come nel caso di Fénis.
Da sempre, gli abitanti di Fénis, quando non sono nel loro comune o quando parlano con persone che non sono del luogo, cambiano il loro patois e lo adattano a quello degli interlocutori. I Fun-uhèn sono, infatti, consapevoli della peculiarità del loro idioma e, sapendo che non è sempre accessibile a chi parla un patois diverso, rinunciano ad alcuni particolari di questo loro dialetto per facilitarne la comprensione.

Analizziamo dunque in modo più dettagliato questo idioma, cercando di metterne in luce gli aspetti più importanti e gli elementi distintivi.

Fonetica

Le caratteristiche fonetiche costituiscono l'aspetto che meglio contraddistingue il patois di Fénis: questo ramo della linguistica è dunque l'ambito in cui le particolarità di questo idioma si differenziano maggiormente.


a) Il colpo di glottide

Il suono, riprodotto graficamente da una sorta di apostrofo, come in 'oun'eu'e, corrisponde al colpo di glottide (il suono viene articolato a livello della glottide) e non altro che l'evoluzione della s etimologica.
Esempi del colpo di glottide in posizione iniziale:
o 'olèi le soleil
'oucté sauter
'éilla ici
la 'abbla le sable

In altri casi, è situato in posizione intervocalica, ossia tra due vocali:
no'e noces
lé'a-me icté laisse-moi tranquille
grou'a grosse
pa'adzo passage

Infine, può trovarsi dopo una consonante:
foun'éille faucille
pan'e ventre
lin'ouc linceul
dzèn'an-a gentiane


b) La k "parassita"

Couic i iouc i pouc, volere è potere: la consonante c che appare alla fine delle parole di questa frase viene definita "parassita" poiché non segue nessuna regola etimologica, ma si aggiunge indistintamente a tutte le parole che terminano con alcune vocali. Inoltre, potendo essere pronunciata a discrezione del locutore, non esistono regole fisse che possano stabilirne l'uso.
Esempi di come il patois di Fénis utilizza il fonema k in posizione finale di parola:
iplouc il pleut
dzèn-ouc genou
viouc vieux
i pouc il peut

Se seguito da una consonante, il fonema k può apparire anche al centro di una parola:
soucsiye semelles victo vite
i plouc-ti ? pleut-il ?
pouc'a poussière

Solitamente, quando il fonema k è seguito da una consonante dura, si sonorizza e viene pronunciato come una g:
pugdze puce
lé-h-igle (ig-le) les îles
tsougdiye chaudière
mougla (moug-la) meule

c) La -s- intervocalica

Un altro aspetto dell'idioma di Fénis riguarda il modo in cui viene gestita la s intervocalica. Essa, infatti, si trasforma in una consonante, una h aspirata, mentre nei paesi limitrofi diventa una z (rouza, mèizón, le-z-atre, rose, maison, les autres) :
mîhón maison
déhe pin sylvestre
lé-h-étèile les étoiles
cahe presque

Tuttavia, il patois di Fénis non affronta in maniera univoca questo particolare fenomeno linguistico. Una parte degli abitanti del luogo, infatti, usano una r al posto dell'h:
mirón maison
mèreua mesure
vereun-a voisine
brora braise


d) L'alternanza tra l/r

La l e la r sono due lettere con un'articolazione fonetica molto simile e spesso possono essere scambiate: il patois di Fénis prevede, infatti, il passaggio dalla r alla l quando questo fonema si trova in fine di parola o precede una consonante. Anche in questo caso, tuttavia, non si tratta di un processo sistematico.
Esempi in cui la l sostituisce la r:
gnîl noir
beldzé berger
itol autour
bolna trou


e) La -r- intervocalica

La -r- intervocalica tende solitamente a scomparire. Questo aspetto contraddistingue anche molti altri patois.
Esempi:
pae père
mae mère
pouo pauvre
faeunna farine

f) La -n- intervocalica

Anche la -n- intervocalica, come la -r-, tende a scomparire, producendo però effetti piuttosto evidenti sul contorno vocalico. Il fenomeno comporta, infatti, la nasalizzazione della vocale che precede la -n-, nasalizzazione che può essere totale o parziale, ossia più o meno intensa.
Gli esempi sono numerosi:
avén-a avoine
trén-ì traîneau
émeun-a hémine
Fèn-ic Fénis

g) "Lingua d'O" oppure "Lingua d'A"?

Per concludere, desidero far riferimento a un'osservazione di Cerlogne che nella sua Petite grammaire du dialecte valdôtain (Piccola grammatica del dialetto valdostano) affermava che "in Valle abbiamo la lingua d'o e la lingua d'a", citando alcuni esempi: pàla, pòla, pelle (pala); carrà, carrò, carré (quadrato); dzi amà, dzi amò, j'ai aimé (ho amato); sà, sò, sel (sale).
In base a queste considerazioni, il patois di Fénis dovrebbe appartenere alla lingua d'o, come dimostrano i seguenti esempi:
pó pas
tsôt chaud
fó faux
tsó chaux

Lessico

Nonostante le differenze che li contraddistinguono, i patois valdostani presentano alcuni elementi che ci permettono lo stesso di ricondurli a un'unica famiglia: il francoprovenzale. L'idioma di Fénis, così come gli altri dialetti della nostra regione e i dialetti parlati nell'ambito del territorio francoprovenzale, sono infatti caratterizzati da alcuni aspetti lessicali che li contrappongono alle lingue nazionali. Nel caso dei giorni della settimana, per esempio, in patois abbiamo duleun, dumal, ecc. e sono riconducibili a formulazioni del tipo DIES LUNÆ, DIES MARTIS, ecc. (ossia il giorno della Luna, il giorno di Marte, ecc.). In italiano e in francese, invece, fanno riferimento alla formulazione LUNÆ DIES, MARTIS DIES, ecc. (ossia: it. lunedì, martedì, ecc.; fr. lundi, mardi, ecc.). Per indicare la primavera, il patois utilizza il termine éfoèi, dal latino FORAS che significa fuori e indica appunto la stagione in cui le mucche venivano fatte uscire dalle stalle o in cui, dopo il lungo inverno, rincominciavano i lavori all'aria aperta.
Come in quasi tutti i patois della Valle d'Aosta, anche in quello di Fénis sono rimasti alcuni termini molto antichi, presi in prestito dalle lingue prelatine: alcuni sono di origine celtica, come balmà (riparo naturale nella roccia), modze (giovenca) e blètsì (mungere); altri, invece, come brènva (larice) e bèrio (grande roccia o grossa pietra) sono probabilmente preceltici.

Morfosintassi

La morfologia e sopratutto la sintassi sono due campi della linguistica che, nell'ambito dei patois valdostani, non sono ancora stati particolarmente approfonditi.
Per quanto riguarda alcuni pronomi, il patois di Fénis presenta una situazione simile a quella degli idiomi dell'alta Valle:

Pronomi
  alta valle Fénis bassa valle
 chacun tsaqueun tsaqueun  ognèdùn
 moi mè mè ió/dzo


Tsaqueun, termine simile a quello francese, è riconducibile al latino QUISQUE + UNUM, mentre ognèdùn, come il piemontese ognidun, è riconducibile al latino OMNEM + AD + UNUM.
Il pronome personale soggetto della bassa Valle iò/dzo, derivato dal latino EGO, è una forma arcaica che per il momento non è ancora stata abbandonata come, invece, è accaduto in altri luoghi dove si usa mè (dal latino ME, accusativo di EGO). Nella lingua francese, questo fenomeno iniziò à generalizzarsi nel XIV secolo.