I signori di Fénis

Fénis, come il restante territorio della Valle d'Aosta, era controllato nel medio evo da signori locali, i quali vi esercitavano funzioni e poteri assai diversi. La famiglia che tradizionalmente è considerata proprietaria della signoria di Fénis è quella degli Challant. Le prime testimonianze relative al possesso di beni a Fénis da parte degli Challant paiono potersi ritrovare in due donazioni in favore della chiesa parrocchiale di San Maurizio. I due atti, risalenti rispettivamente al 1197 ed al 1199, registrano la cessione alla chiesa di Fénis di beni immobili da parte di Bosone. Per avere delle testimonianze ufficiali di un potere più organizzato da parte della famiglia bisogna però attendere sino al 1242. Il diciannove dicembre di quell'anno il visconte Goffredo assieme ai fratelli Aimone e Bosone riconobbe di tenere in feudo dal conte di Savoia, oltre al castello di Fénis, il territorio a partire da Barche.

Il possesso di beni e poteri nell'area compresa all'interno dei confini della signoria non era esclusiva, ma, come avveniva in realtà per molte altre giurisdizioni feudali, aveva al suo interno delle aree in cui il potere era esercitato da altri nobili. A Fénis erano così presenti i nobili di Sarre, quelli di Nus e quelli della Tour de Gressan. La politica applicata dagli Challant a Fénis fu quella di cercare di eliminare tutti gli altri nobili, per cui nel 1333 acquisirono i beni dei Nus e nel 1352 si appropriarono anche dei beni dei Sarre. Unici proprietari feudali di una certa importanza rimasero i signori di Gressan che fino al diciottesimo secolo, conservarono delle proprietà tra Pléod e Rovarey.

La dominazione degli Challant si esercitò peraltro su Fénis sino al 1716, quando, per far fronte a difficoltà economiche, che già li avevano spinti ad ipotecare la loro signoria, cedettero il feudo a Francesco Castellar di Saluzzo Paesana. Quest'ultimo conservò la dominazione sino alla fine del Settecento, quando in Valle d'Aosta vennero aboliti i censi feudali e i diritti signorili.

Le franchigie ed i regolamenti della comunità

Come per altre comunità della Valle d'Aosta, anche a Fénis i signori locali concessero delle libertà, normalmente conosciute con il termine di franchigie. Le prime libertà largite alla popolazione della comunità in questione sono datate al ventun giugno 1295. A Fénis, che nel documento era considerato assieme a Saint-Marcel, le libertà furono attribuite dal nobile Ebalo con l'accordo dei suoi due figli: Goffredo ed Aimone. La ragione della concessione veniva espressa nel documento sottolineando la fedeltà manifestata dai sudditi delle due comunità nei confronti dei propri signori. In particolare, concreta e precisa appare la possibilità data alle figlie di succedere nei beni paterni alle stesse condizioni dei maschi. Anche in mancanza di eredi di sesso maschile le donne avrebbero potuto percepire l'eredità paterna contrariamente a quanto avveniva in passato. Le femmine erano infatti sino ad allora escluse dalla possibilità di ereditare, quindi gli averi di famiglia finivano, in caso un uomo morisse senza figli maschi, nelle mani del signore locale. Ovviamente il signore si riservava una garanzia, e quando la donna, cui era toccata un'eredità in mancanza di eredi maschi, si fosse sposata, avrebbe dovuto chiedere consiglio al signore nella scelta del futuro marito.

Tributi feudali

I signori feudali ricavavano la loro principale fonte di reddito da tributi di varia natura riscossi sui beni immobili di loro proprietà. Percui si aveva un proprietario di un immobile, in genere il signore, che cedeva l'uso, ma non la proprietà, del bene ad un utilizzatore. In cambio della concessione, colui che riceveva il bene si impegnava a versare un certo tributo od a fornire certe prestazioni. Il primo versamento veniva effettuato al momento della stesura dell'atto e prendeva il nome di intragium. Oltre a ciò ogni anno il beneficiato era tenuto a versare il redditus o il census o il servitium che rappresentavano una sorta di prezzo di affitto del bene. In caso di morte del concedente o del concessionario poi interveniva il placitum, corrispondente al doppio del census. Il nome di questo tributo derivava dal fatto che il signore doveva dare il suo assenso (placet) perché il feudo potesse permanere nelle mani del precedente concessionario o dei suoi discendenti. Tutte e tre questi tributi erano fissati all'atto della concessione, fatta con un documento steso da un notaio. Per evitare che la proprietà reale passasse al concessionario era però previsto che ogni ventinove anni almeno questi dovesse riconoscere che il bene che usava era di proprietà del signore.

Accanto ai tributi sopraccitati sono da ricordare ancora le laudes et ventas o laouds et tierces ventes. Pur apparendo con un nome assai complesso si trattava in realtà semplicemente di una somma che doveva essere versata quanto un bene concesso in feudo veniva ceduto dal concessionario originario ad un altro utilizzatore.

Oltre alle rendite legate alla concessione di una terra da coltivare, il signore poteva imporre la tallia, una tassazione che colpiva indiscriminatamente tutti gli abitanti della signoria. La tallia era però stata in molti casi abolita dalle franchigie di diverse comunità.

I funzionari del signore

Come è logico il signore, che spesso permaneva a lungo lontano dalla sua dominazione, non poteva gestire direttamente la signoria ed il castello, quindi alcuni suoi funzionari lo facevano a nome suo.
Il primo tra tutti era certamente il castellano, responsabile della conduzione del castello, dei beni ad esso connessi e del settore propriamente economico della signoria. Accanto al castellano era il mistrale, la cui carica comportava il compito di sorvegliare sulla signoria, prelevando i tributi su cui doveva riservarsi una quota, tale carica corrispondeva alla concessione di un feudo. Altri funzionari minori erano il manderius, una sorta di guardia campestre, ed i foresterii che dovevano sorvegliare i boschi per evitare che vi fossero degli abusi nella loro utilizzazione.

Il popolo

È molto difficile stabilire quale fosse la portata della presenza del popolo nella gestione della signoria, si sa ad esempio che al momento della redazione dei regolamenti del 1288 i signori si erano fatti affiancare nella decisione da alcuni rappresentanti degli abitanti della comunità. Più interessante e evidente ancora è quanto viene esplicitato nella costituzione di un regolamento di limitazione per l'uso dei boschi stabilito nel 1480. In tale occasione si affermava infatti che chiunque ritenesse di essere danneggiato da quanto deciso poteva fare ricorso contro la norma.

I signori nel leggendario popolare di Fénis

Come altri argomenti, anche i signori sono stati presi come soggetti per l'elaborazione di racconti popolari. In questo ambito si colloca il racconto secondo cui a Fénis il signore pretendeva di far valere il suo diritto di "visitare" le belle donne del paese, andando direttamente nelle case per godere delle loro grazie. Al momento della sua entrata nell'abitazione il signore, secondo il racconto, lasciava accanto alla porta il suo bastone, simbolo di potere, ad indicare la sua presenza nell'edificio. Se il marito della donna fosse sopraggiunto in quel frangente, vedendo il bastone, avrebbe dovuto astenersi dall'entrare nella casa per non disturbare il signore.
Il racconto si inserisce quindi nella tradizione dello ius primae noctis, il fantasioso diritto che i signori medievali avrebbero applicato, pretendendo di giacere con la sposa la prima notte di nozze.