La chiesa

Architettura e arte religiosa nella parrocchia di Fénis

La documentazione d'archivio relativa ai primi secoli di vita della chiesa di Fénis riguarda esclusivamente i soliti problemi di proprietà, donazioni, rendite di carattere feudale.
Non possediamo nessun documento che tramandi descrizioni anche solo parziali, minime, dell'edificio, dei suoi assetti, del suo arredo e della sua decorazione, anche solo della sua ubicazione, fino almeno al XV secolo.
Dal momento che nella chiesa o nei suoi dintorni non si sono neppure mai svolte campagne di scavo possiamo quindi affermare di non sapere praticamente nulla sull'antica parrocchiale di Fénis e sulle sue trasformazioni fin oltre l'inizio del Quattrocento.
Dai verbali delle visite pastorali, veniamo invece a sapere che la chiesa di Fénis tra il secondo e il terzo decennio del Quattrocento era stata visitata più volte e il caso ha fatto sì che oggi possediamo ben tre verbali relativi a tre visite successive svoltesi nell'arco di soli sette anni.

I verbali di tre diverse visite pastorali descrivono, nell'arco di sette anni, la situazione della parrocchiale di Fénis, aprono quindi precisi spiragli sulla situazione della chiesa, senza però fornire indicazioni sui suoi assetti architettonici complessivi.
Ubicazione, orientamento, tipologia, dimensioni dell'edificio restano del tutto sconosciuti. Gli unici dati sicuri sono il fatto che nel 1414 si era appena ricostruita la tribuna absidale che doveva però ancora essere coperta e il fatto che il campanile era antico.
Non sappiamo se la chiesa avesse una o tre navate. I verbali permettono solo di stabilire che comunque, ancora nel 1414, l'area presbiteriale doveva essere separata dallo spazio riservato ai fedeli da un muro di tipo antico.
Lo stato degli arredi della chiesa appare non poco contraddittorio. Risulta assolutamente povero per quanto riguarda le argenterie e i materiali preziosi. Un solo calice con patena. Tutto il resto erano complementi in legno, anche la croce d'altare.
Il discorso cambia invece se si passa alle icone degli altari. Qui la situazione sembra decisamente più ricca. I verbali sono abbastanza omogenei nel delineare una situazione che non sembra aver subito trasformazioni all'inizio del Quattrocento, e che quindi doveva essersi definita interamente nel corso almeno del secolo precedente.
Uno dopo l'altro si elencano due grandi crocifissi, una statua di San Maurizio, una Madonna con bambino in tabernacolo, due angeli, un'altra Madonna, tre statuette minori di iconografia non precisata, un paliotto con storie della Maddalena, un contraltare dipinto, due crocifissi piccoli da altare.

Una bella scoperta ha però arricchito recentemente le nostre informazioni sul patrimonio scultoreo della parrocchia. Nel 1991 i tecnici della Soprintendenza di Aosta, saliti nel sottotetto della chiesa nel corso di un sopralluogo, hanno avuto la sorpresa di trovare, inchiodato al monaco di una capriata, un grande crocifisso ligneo.
Ricoverato ad Aosta per restauro il Crocifisso si è rivelato numero fin qui sconosciuto di una serie già nota e di estremo interesse nell'ambito della storia dell'arte locale.
Appartiene infatti alla serie iconografica di cui fanno parte il Saint Voult dell'Arco d'Augusto, il Crocifisso di Challant?Saint?Victor, quelli delle Carceri di Aosta e della parrocchiale di Valpelline oggi conservato nel Museo del Tesoro della Cattedrale e ancora il Crocifisso appeso proprio nella Cappella del Castello di Fénis.

Il campanile

Altro problema che merita un approfondimento è quello del campanile della chiesa.
I tre verbali delle visite pastorali sono piuttosto laconici al riguardo e anche apparentemente contraddittori.
Il più antico, nel 1414, dice che la torre va "satis bene". Definizione quanto mai vaga che viene solo di poco precisata dalla successiva registrazione del 1416 che definisce il campanile: "antiqum". Le due cose ovviamente non sono in contrasto. La torre campanaria poteva benissimo essere antica ma sufficientemente salda e ben costruita da essere giudicata "satis bene" per le esigenze della parrocchia. L'ultimo verbale, del 1421, precisando l'insufficienza della struttura della cuspide ("non valet") potrebbe permettere di capire perché il primo verbale giudicasse la torre "abbastanza" buona, e non del tutto soddisfacente.
Su una cosa i verbali sembrano però convergere. L'insufficienza della cuspide e soprattutto la definizione di "antiqum" sono tali da lasciar pochi margini ai dubbi. Il campanile visitato, non era sicuramente mutato tra il 1414 e il 1421 e difficilmente poteva coincidere con quello attuale, che è uno dei più belli della Valle: splendida torre che, almeno nel coronamento ma forse in tutta la sua struttura, appare chiaramente databile al XV secolo. Nel 1416 lungi dall'essere giudicata antica una torre del genere in Valle non avrebbe potuto che apparire modernissima e a questo punto la sua datazione slitta di fatto con certezza dopo il 1421.
I caratteri linguistici della torre parlerebbero anche di una sua costruzione in tempi non molto posteriori a quel 1421. Nella bella serie dei campanili gotici valdostani, tutti probabilmente derivati dal prototipo del convento francescano di Aosta, quello di Fénis sembrerebbe precedere le più mature formulazioni di Etroubles, Gignod, Chevrot, databili agli anni settanta e ottanta del secolo, avvicinandosi piuttosto a Quart, che da un verbale di visita arcidiaconale sappiamo "iam fundatum" e in costruzione ma non ancora terminato nel 1436.
Anche la logica delle committenze sembrerebbe spingere verso una certa precocità della torre parrocchiale di Fénis. Il campanile francescano, da cui quello di Fénis deriva, era infatti stato fatto costruire, come tutto l'importante complesso monastico aostano, da Aimone di Challant, prima e da Bonifacio I il maresciallo, poi, vale a dire dai due principali costruttori del castello di Fénis.

La croce di Ramoliva e la scultura aostana del primo Quattrocento

Ad una temperie culturale e ad una situazione storica analoghe sembrerebbe rimandare anche un'altra pièce maitresse dell'arte valdostana riconducibile all'area di Fénis; un pezzo di scultura, questa volta: la famosa croce lignea di Ramoliva, posta a segnare l'attacco dell'ultimo tratto di antico sentiero verso il castello e voluta in copia da Alfredo d'Andrade a segnare l'ingresso del borgo medievale di Torino.
La croce purtroppo è stata vittima di un furto e privata sia del crocifisso del lato principale che della Madonna col bambino che ne decorava il retro. Ciò che resta però è ancora imponente e importantissimo e, personalmente, ne suggerirei l'immediata rimozione e il ricovero, magari all'interno del castello.
I bracci della croce, a sezione ottagonale, terminano in una serie di bei quadrilobi decorati. Quelli del lato principale recano le figure del tetramorfo. In alto l'aquila di San Giovanni, alle due estremità della traversa il toro di Luca e il leone di Marco, ai piedi del Cristo l'angelo di Matteo sotto un elemento vegetale.
Nonostante le sottrazioni del furto e la consunzione del tempo la croce di Ramoliva può ancora annoverarsi tra le opere di riferimento della scultura aostana del Quattrocento ed è, a mio avviso, linguisticamente ben caratterizzata.

Un'altra opera di Fénis avrebbe infine potuto rientrare nel problema della scultura gotica internazionale di primo Quattrocento. Si tratta del San Giuliano della cappella del Mont Saint Julien, che oggi conosciamo solo attraverso una foto, purtroppo non poco sfocata. La statua risulterebbe in legno, alta 80 centimetri e "rubata in data incerta".

La ricostruzione della Chiesa

Il Settecento si apre con una serie di informazioni abbastanza precisa, fornita dalla serrata sequenza di visite pastorali ordinate dal vescovo.
Un momento chiave nella storia della parrocchia di Fénis si pone quindi al tempo della visita del giugno 1717, quando il vescovo sollecita la costruzione di un nuovo edificio.
Mentre nel 1720 sembra che la situazione non si sia ancora mossa, la visita del 1727 si svolge già in un edificio totalmente rinnovato.
Il 4 settembre 1722 viene redatto il verbale più sbrigativo e meno ricco. Si citano le cappelle e si raccomanda solo per l'ennesima volta di mettere le griglie ai confessionali.
Sembra che la costruzione si sia svolta tra il 1723 e il 1725 ma al riguardo non si sono fin qui rintracciati documenti significativi. Non è neppure chiaro cosa si sia effettivamente ricostruito e cosa invece sia stato semplicemente trasformato sulla base della chiesa preesistente di cui, purtroppo, non possediamo alcuna descrizione significativa.
Il 18 maggio 1727 infine, la chiesa è stata rifatta.

Certo l'aspetto della parrocchiale è in linea, soprattutto per gli sviluppi verticali, con la miglior architettura religiosa tardobarocca della regione: quella visibile nelle chiese di Issime, Lillianes, Valpelline, Saint-Marcel, Hône, Champorcher.
La planimetria dell'edificio è peraltro quella delle chiese a tre navate diffuse già almeno in ambito tardogotico, almeno dalle parrocchiali di Gignod, Verrayes, Antagnod, in avanti.
In effetti la vista absidale della chiesa, con la sua ampia tribuna a pianta quadrata, sembra denunciare una tribuna di tipo quattrocentesco riusata come base per un tiburio ottagonale di tipo barocco.