Il castello di Aimone di Challant

Le fonti storico narrative antiche attribuiscono la "costruzione" del castello, così come lo si vede oggi, ad Aimone di Challant.

Sebbene non si posseggano documenti contabili al riguardo il fatto è confermato dalle vicende storiche della famiglia e dai caratteri linguistici dell'edificio. Ancora una volta i documenti legali redatti al castello citano di una sala "nova" a partire dal 1342, ciò ci permette di fissare al 1340 circa la data del primo intervento di Aimone.

Sicuramente il periodo che va dal 1320 al 1420 circa, che vede il susseguirsi delle due lunghissime signorie di Aimone e di suo figlio Bonifacio I, è determinante per l'edificio che assume veramente un assetto quasi definitivo. Tutto ciò avviene però gradualmente, in almeno tre e probabilmente quattro fasi successive. Una di queste, la campagna di restauri ordinata da Bonifacio I tra il 1393 e il 1395, è conosciuta tramite un libro di conti che permette non solo una ricostruzione abbastanza dettagliata dei lavori svolti, ma anche, una ricostruzione degli assetti del castello trasformato da Aimone a partire dal 1340.

Possiamo considerare appurato che sia stato proprio Aimone, attorno al 1340, forse anche agganciandosi in parte ad edifici preesistenti, ad aver fatto assumere al nucleo centrale dell'edificio l'assetto attuale dalla pianta vagamente pentagonale.

L'intero perimetro esterno del corpo centrale del castello deve aver preso forma in questa occasione, fatta eccezione per la torre meridionale, a ridosso dell'ingresso, che nel 1340-1345 non doveva esistere ancora. Le cortine murarie del corpo erano quindi a quel tempo intervallate da tre sole torri fondate - invece delle attuali quattro -, quella dell'ingresso interno orientale, quella cilindrica dello spigolo nord-ovest, e il donjon occidentale, e dalle tre torrette pensili degli angoli sud-ovest, sud-est e nord-est. La torre cilindrica e il donjon erano ancora privi del coronamento a caditoie e più bassi di quanto non siano oggi.

Soprattutto completamente diverso doveva essere poi l'interno del castello. Entrando dal duplice portale alloggiato al piano terreno della torre prismatica orientale il visitatore doveva accedere ad un unico cortile di dimensioni più che doppie di quelle attuali. A pianta trapezoidale, questo cortile doveva essere fiancheggiato da due lunghi edifici, divergenti tra loro, corrispondenti agli attuali corpi nord e sud nella loro estensione completa, fino al muraglione occidentale. Le facciate di questi due edifici, probabilmente più basse di quelle attuali e forse percorse per tutta la loro lunghezza da un ballatoio, dovevano terminare contro il muraglione esterno ovest che doveva chiudere, col suo profilo merlato e col donjon incastonato al suo centro, il lato estremo della corte.

Rispetto ad oggi dovevano mancare tutto il secondo piano dell'edificio nonché tutto quel corpo fabbricato che sta dietro alla parete di fondo dell'attuale cortile.
Quello che è oggi il corpo di ingresso, col suo anticortile, coperto ma aperto verso la corte in due belle arcate acute, doveva essere invece sostituito da una semplice tettoia lignea, base dell'incastellatura di scale a pioli che dovevano permettere l'agibilità della torre di ingresso.

Nel castello si dovevano essere già condotte alcune campagne decorative.
Una malandatissima Madonna nello sguancio di un'antica monofora della grande sala potrebbe benissimo datarsi a quegli anni attorno al 1340 che devono aver visto la grande ricostruzione di Aimone.

Sembra anche certo che in anni imprecisati ma sicuramente posteriori di almeno un ventennio rispetto al suo primo intervento, Aimone abbia ordinato una seconda campagna di restauri e trasformazioni.
È però molto probabile che nel corso di questa seconda campagna di Aimone si fosse anche posto mano ad un ulteriore intervento che cominciava a modificare la struttura primitiva del cortile interno.